Il blog e i tweet di Chiedi

Il Diritto Di Sapere non finisce qui

Inviato il da guidoromeo

Diritto Di Sapere compie cinque anni e comincia una nuova fase perché, dopo un lustro tanto entusiasmante quanto impegnativo, ho deciso di non esserne più presidente. Credo, infatti, che sul fronte della trasparenza e dell’accesso all’informazione ci sia ancora molto da fare in Italia e questa sfida meriti di essere affrontata con le energie e la dedizione che merita.

Lascio la guida di questa piccola ong con la certezza che oggi Diritto Di Sapere è arrivata più lontano di quanto abbia mai sperato. Quando in un torrido luglio del 2012, insieme a Helen Darbishire finalmente registrammo a Milano l’associazione ideata insieme ad Andrea Menapace, avere un Freedom of information act italiano sembrava un miraggio lontano almeno dieci anni. Da qualche anno chiedevo l’accesso a documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni senza  risultati con la legge 241/90. Quando spiegavo che in altri paesi c’era una cosa chiamata Foia, la risposta più comune era “Eh?”, che a Roma veniva anche accompagnata da qualche ammiccamento.

Oggi il Foia è legge. Il merito di questo, credo sia giusto dirlo, è anche un po’ di ciò che insieme a molti amici e collaboratori (un grande grazie ad Arianna Ciccone e Chris Potter per averci aiutato a partire e sempre dato amplissimo spazio a tutte le edizioni del Festival del Giornalismo) abbiamo fatto qui a Diritto Di Sapere.  Ma va anche detto subito che non sarebbe stato un successo possibile senza due condizioni.

La prima è l’apertura (forse un po’ incosciente) di Matteo Renzi il 24 febbraio 2014, quando nel suo discorso di insediamento dichiara di voler dare all’Italia un Freedom of Information Act. I colori governi e i partiti possono piacere o meno, ma certe finestre di opportunità vanno colte.

La seconda, e forse più importante, conditio sine qua non, è l’impressionante compagine delle 30 associazioni tra le quali Transparency International con Davide Del Monte, Cittadini Reattivi con Rosy Battaglia e Riparte il Futuro con Eugenio Orsi e Federico Anghelé, che hanno sostenuto l’iniziativa Foia4Italy lanciata da Ernesto Belisario (qui una bella cronologia creata da Elisa Murgese) di cui DDS ha aiutato a tenere le fila. I complici e gli alleati, nel portare avanti la campagna del Foia sono troppi per elencarli tutti, ma vanno certamente ricordati David Cabo di Civio e Beatrice Costa di ActionAid oggi parte del Board di DDS, Eszter Filippinyi di Osife, che ci ha seguito con grandissima pazienza per questi anni; Anna Ascani e Paolo Coppola, i primi parlamentari all’interno dell’Intergruppo Innovazione che hanno prestato orecchio al Foia e hanno steso la proposta di legge che ha innescato poi l’iter legislativo; Alessandra Poggiani che a “Digital Venice” ospitò il kick-off di Foia4Italy; la Ministra Marianna Madia e il suo staff che – anche su suggestione dell’allora Digital Champion Riccardo Luna – si sono aperti al confronto con Foia4Italy; Luca De Biase, che non ha risparmiato endorsement pubblici, consigli e preziose osservazioni al nostro lavoro; Massimo Russo che, da direttore di Wired, ha incoraggiato le inchieste basate sulle richieste di accesso; Alessandra Galloni che per prima portò DDS sulle pagine del WSJ; Gavin Sheridan che non si tira mai indietro per spiegare come funziona il Foia all’Estero; Toby Mendel e Ben Worthy le cui review alle proposte di legge italiane sono state preziosissime; i tanti giornalisti come Arturo Di Corinto, Alessandro Longo su Repubblica, Thomas Mackinson, Mario Portanova, Guido Scorza e Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano e Fabio Chiusi su Valigia Blu (nel gennaio 2016 gli scoop  de Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu sul testo segreto del decreto sulla trasparenza ha imposto il Foia come tema politico).

Quella di DDS è stata  prima di tutto un’azione di lobbying civico nata, come ho sempre dichiarato, da un mio interesse genuinamente egoistico. Come giornalista volevo strumenti migliori per accedere alle fonti documentali che i miei colleghi americani e britannici ottenevano senza problemi. La differenza tra la battaglia personale e la campagna nazionale l’hanno fatta tutta i compagni di strada in questa impresa che le hanno dato corpo e respiro, ma anche una portata più ampia.

Mi piace pensare, infatti, che DDS sia stata anche, almeno in una certa misura, un’operazione culturale che ha fatto fare un piccolo passo avanti al modo di pensare nelle istituzioni e nella società civile e quindi al nostro paese, come abbiamo raccontato insieme a Ernesto Belisario in Silenzi di Stato – Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono. Credo che sia anche la prova che l’Italia non sia immobile ma possa cambiare se spingiamo abbastanza forte e abbastanza numerosi nella direzione giusta.

Il percorso di DDS per espandere la trasparenza e il diritto all’accesso continua ora sotto la guida di Andrea Menapace, e grazie al lavoro di Claudio Cesarano ed Elisa Murgese, autori di Ignoranza di Stato, il primo  monitoraggio sull’applicazione del Foia in Italia e oggi al lavoro per completare la piattaforma CHIEDI.

A loro va un grandissimo in bocca al lupo perché, come dice il regista Michael Moore: “La democrazia non è uno sport da spettatori!“.

 

 

 

 

L'articolo Il Diritto Di Sapere non finisce qui proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Ignoranza di Stato – open data

Inviato il da Elisa Murgese

Quali sono stati i temi più importanti per i nostri volontari e che tipo di richieste Foia sono state inviate a ogni singola Regione italiana? Perché alcune informazioni sono state negate e quanti giorni sono stati necessari per avere un feedback su ogni singola richiesta di accesso generalizzato che abbiamo inviato?

Abbiamo scelto di rendere pubblico in formato aperto e processabile il database che ha permesso la realizzazione di Ignoranza di Stato, il primo monitoraggio sull’applicazione del Foia italiano, realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di ONG come Greenpeace, Antigone, Legambiente, Transparency International – Italia e Arcigay.

L'articolo Ignoranza di Stato – open data proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Foia, come funziona? Il Governo lo spiega con una circolare

Inviato il da Elisa Murgese

di Elisa Murgese

Sette richieste di accesso su dieci senza risposta e un’ignoranza della nuova normativa sul diritto di accesso che fa arrivare alcune amministrazioni a chiedere se il Foia sia un’azienda o a non essere per nulla trasparenti sulla procedura da seguire per chiedere informazioni nelle mani delle Pubbliche amministrazioni. Questi risultati – che abbiamo raccolto in Ignoranza di Stato, il primo monitoraggio sull’applicazione del Freedom of information act italiano – sono stati presi in considerazione dal Dipartimento della Funzione Pubblica che, in accordo con Anac, il 6 giugno ha pubblicato una circolare per favorire un’attuazione uniforme dell’accesso civico generalizzato.

La trasparenza è la norma, il segreto è l’eccezione” è lo slogan di un documento che mira a dare consigli pratici agli enti pubblici che non hanno ancora piena confidenza con questo il nuovo strumento del Foia a disposizione di ogni cittadino interessato alla trasparenza. Questo strumento, che è già arrivato tra le mani di ogni ente pubblico, rappresenta un traguardo importante che Diritto di Sapere è orgogliosa di avere aiutato a raggiungere.

La circolare arriva, infatti, dopo una consultazione pubblica a metà maggio che ha portato a più di un centinaio di commenti di privati, società civile e amministrazioni, e grazie alle raccomandazioni non solo di Diritto di Sapere ma anche di altre ong impegnate nella diffusione del diritto di accesso, e vuole chiarire dubbi sull’applicazione del Foia mettendo nero su bianco le mosse che le Pa sono chiamate a realizzare per una corretta applicazione dell’accesso civico generalizzato.

In particolare, tra i temi trattati dal documento troviamo le modalità di presentazione della richiesta di accesso, gli uffici competenti e i tempi di decisione, la gestione delle comunicazioni ai controinteressati e i rifiuti non consentiti, il dialogo tra amministrazione e richiedenti, il ruolo del Registro degli accessi. Ogni tema, è analizzato in  sezioni dedicate, dove sono raccolte informazioni specifiche che spiegano i più importanti passaggi della normativa.

Per fare qualche esempio, rispetto ai richiedenti, si ribadisce che “chiunque” possa presentare una richiesta di accesso Foia, senza dare alcuna motivazione né identificazione. Resta, nel caso di invio elettronico, l’obbligo di identificarsi: uno dei modi (oltre a SPID, alla firma digitale e all’uso della PEC personale) è quello di  firmare la richiesta e allegare copia di un documento di identità. Importante novità in termini di praticità dell’invio della richiesta è la precisazione all’interno della Circolare che la sottoscrizione autografa non è necessaria: basta che nel messaggio di posta elettronica sia indicato il nome del richiedente.

Per garantire questa modalità di invio, la circolare evidenzia la necessità che ogni Pa metta in evidenza – nella pagina dedicata all’Accesso generalizzato della sezione Amministrazione trasparente – la procedura, il nome e i contatti dell’ufficio di riferimento, un indirizzo di posta elettronica certificata e una email ordinaria per i richiedenti che non dispongono di PEC. Inoltre, “ciascuna amministrazione – si legge nella Circolare sull’attuazione delle nome sull’accesso civico generalizzato – è invitata a individuare le unità di personale, adeguatamente formate, che assicurino le funzioni di centro di competenza o help desk, al fine di assistere gli uffici nella trattazione delle singole domande”.

Fatta chiarezza anche sui tempi entro i quali la pubblica amministrazione è tenuta a dare una risposta: trenta giorni che si contano a partire dalla data di presentazione della domanda da parte del richiedente, e non dalla data di acquisizione al protocollo.

Come abbiamo raccontato in Ignoranza di Stato, anche il Dipartimento della funzione pubblica segnala nella circolare di essere a conoscenza di come “spesso le amministrazioni vìolano” il termine di 30 giorni entro cui presentare una risposta al cittadino che ha inviato una richiesta Foia, “ignorando il termine di conclusione del procedimento o l’obbligo di adottare un provvedimento espresso adeguatamente motivato”. Per questo motivo, la circolare segnala come avvalersi dell’ormai illegale silenzio amministrativo non sia una scelta che la Pa possa svolgere senza aspettarsi conseguenze.  Non rispettare i termini di legge costituisce “elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione” ed è comunque valutata “ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili”.

Un  passo in avanti, quindi, che chiede alle Pubbliche amministrazioni di rispettare l’introduzione del primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio, e ai cittadini di controllare se gli enti pubblici si stiano realmente mettendosi a norma per garantire a tutti noi il diritto alla trasparenza.

L'articolo Foia, come funziona? Il Governo lo spiega con una circolare proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Vuoi sapere quanto spende la Commissione Europea in viaggi? Chiedilo insieme ad Access Info!

Inviato il da admin

PARTECIPA ALLA CAMPAGNA

Oggi Access Info Europe ha lanciato una campagna pubblica di invio di richieste di accesso all’Unione Europea per ottenere tutte le informazioni sulle spese di missione dei Commissari Europei.

La campagna nasce dalla richiesta inviata da Alba Gutierrez, membro del team di Access Info, che ha svelato come il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker abbia speso €63,000 per un aerotaxi in occasione della riunione del G20 in Turchia.

Allo stesso tempo, i contratti tra la Commissione e le compagnie aeree private, che forniscono questi servizi, sono stati negati ad un altro attivista di Access Info, Andreas Pavlou.

Per completare tutte le richieste indirizzate ai 28 Commissari, Access Info ha chiesto l’aiuto di tutti i cittadini europei per sottoscrivere un totale di 168 richieste.

Tutti possono partecipare andando sul sito della campagna e mandando una richiesta. Tutte le domande e le risposte saranno rese pubbliche sulla piattaforma di richiesta AsktheEU.org, gestita da Access Info e parte del progetto Alaveteli di mySociety insieme alla nostra piattaforma Chiedi.

Il team di Diritto di Sapere ha mandato 6 richieste sulle spese dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini che potete trovare sul sito della campagna e su AskTheEU.org.

Con questa campagna, noi stiamo mobilitando il pubblico per aiutarci a rompere la segretezza su come le tasse dei cittadini europei vengono utilizzate per i viaggi ufficiali”, dice Helen Darbishire, Direttore esecutivo di Access Info, spiegando che la sua prima richiesta per questo tipo di informazioni era stata respinta per motivi piuttosto discutibili di protezione della privacy dei Commissari.

Dopo aver presentato ricorsi e nuove richieste, Access Info ha avuto l’accesso ad una manciata di documenti sulle spese dei viaggi di cinque Commissari, disponibili qui.

È sconvolgente che queste informazioni non siano ancora accessibili e che Access Info abbia dovuto lottare negli ultimi due anni per ottenerne solo una piccola parte”, aggiunge Darbishire.

Ora ci stiamo rivolgendo ai cittadini chiedendo di aiutarci a presentare tutte le richieste necessarie a completare il quadro e scoprire qualunque altra spesa eccessiva come quella piuttosto bizzarra dell’aerotaxi di Juncker per la Turchia.”

Per ulteriori informazioni, è possibile contattare:

Luisa Izuzquiza | Ufficio Comunicazione, Access Info Europe
Manda una e-mail o chiama +34 913 656 558

Andreas Pavlou | Ricercatore e attivista, Access Info Europe
Manda una e-mail o chiama +34 913 656 558

L'articolo Vuoi sapere quanto spende la Commissione Europea in viaggi? Chiedilo insieme ad Access Info! proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile

Inviato il da guidoromeo

foia-832x350

di Guido Romeo

Oggi 23 dicembre, chiedere l’accesso alle informazioni in possesso dello Stato italiano è improvvisamente diventato più semplice. Non bisogna più giustificare il proprio interesse o dimostrarsi parte interessata di un procedimento amministrativo. Cosa è successo? È finalmente entrato in vigore il primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio.

È vero, tra allerte al terrorismo e grandi salvataggi bancari, l’entrata in vigore di una legge sulla trasparenza non ha nessuna speranza di conquistare le prime pagine, ma questo Foia fa un regalo importante a tutti gli italiani: un nuovo diritto. Anzi mi correggo, è un regalo non solo agli italiani, ma a tutti perché viene data “libertà di accesso a chiunque ai dati e ai documenti” di amministrazioni pubbliche agenzie statatali e a gran parte delle partecipate.

Intendiamoci, il nuovo Foia è tutt’altro che perfetto, come DDS e altre organizzazioni hanno sottolineato, ma è un passaggio importante per un paese come il nostro, fino a quelche mese fa relegato alle ultime posizioni (97imi su 101) delle classifiche RTI sulla trasparenza di cui abbiamo appena scalato oltre 40 posizioni.

Ma ora la cosa più importante è un’altra: usare il nostro diritto all’accesso!

La democrazia non è uno sport da spettatori” come ha detto il regista Michael Moore e se vogliamo che la trasparenza serva davvero a tutelare i diritti dei cittadini, dobbiamo cominciare a usarla.
Come si fa un Foia? Il modo più semplice per chi non ha una Pec o non si è ancora registrato con il servizio Spid è usare #CHIEDI, la piattaforma gratuita e senza fini di lucro creata da Diritto Di Sapere con il supporto di MySociety e Open Society Foundations.

Nemmeno #CHIEDI è uno strumento perfetto, ma funziona ed è l’unico nel suo genere in Italia. Chi lo userà ci aiuterà anche a migliorarlo. Il team di DDS e in particolare Claudio, Elisa e Martina, è instancabilmente al lavoro anche in questi giorni cruciali.

In chiusura in grande ringraziamento a tutte le associazioni e le persone che, insieme a DDS, hanno dato vita a Foia4Italy, un movimento informale e senza cariche o statuti, ma che negli ultimi due anni si è dimostrato un’efficacissima lobby civica senza la quale il Foia italiano forse non avrebbe mai visto la luce. E certamente non è finita.

Buon Foia e buona fortuna!

Due anni di Foia4Italy e non è ancora finita

 

L'articolo Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Foia, esperti e associazioni all’Anac: “Le sue linee guida affosseranno la legge”

Inviato il da Martina Basile

di Thomas Mackinson

Una corsa contro il tempo, non priva di rischi, perché la trasparenza non resti uno slogan o peggio un gigantesco “pacco”. Giusto all’antivigilia di Natale, il 23 dicembre, va a pieno regime il decreto che disciplina il Freedom of information act, le norme sull’accesso civico introdotte nel 2013 e perfezionate con il “decreto trasparenza” del maggio scorso. A partire da quel giorno le Pa dovranno gestire le richieste dei cittadini, forti dei diritti/doveri disciplinati da una legge in materia di pubblicità e trasparenza che sulla carta promette di allineare il nostro Paese alle democrazie più avanzate in materia, tanto che la sua sola emanazione è valsa un balzo avanti dell’Italia nel rating mondialedi accesso all’informazione di accesso pubblico a dati, documenti e informazioni: siamo passati dalla 97sima posizione alla 55esima. […]

(continua a leggere su Il Fatto Quotidiano)

L'articolo Foia, esperti e associazioni all’Anac: “Le sue linee guida affosseranno la legge” proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Foia: l’Italia guadagna 43 posizioni nella classifica mondiale sull’accesso

Inviato il da Claudio Cesarano

Dal 97esimo al 54esimo posto a livello mondiale nella classifica del Right to Information Rating, l’indice globale che misura in 111 Paesi l’accessibilità di documenti, dati e informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. È questa la rimonta resa possibile dall’approvazione, lo scorso maggio del Foia, il Freedom of Information Act italiano.

È una rimonta storica perché per 26 anni l’Italia è stata relegata nelle retrovie dell’indice Rti a causa degli enormi limiti della Legge 241/1990 che garantisce l’accesso soltanto a chi può dimostrare un interesse diretto, concreto e attuale e proibisce ogni richiesta che possa costituire un controllo generalizzato dell’attività della pubblica amministrazione.

Il decreto 97/2016 (detto FOIA), approvato a maggio pienamente in vigore dal prossimo 23 dicembre, non cancella la legge precedente ma ha esteso a tutti i documenti delle pubbliche amministrazioni l’istituto dell’accesso civico contenuto nel Decreto Trasparenza (d.lg 33/2013) aggiungendo la possibilità per chiunque di richiedere l’accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni, senza dover fornire alcuna motivazione e imponendo alle PA di rispondere entro 30 giorni. La riforma 2016 – sommata agli obblighi, già presenti nel Decreto Trasparenza, di pubblicare alcuni tipi di documenti sui siti istituzionali – ha fatto guadagnare all’Italia ben 28 punti e le ha permesso di superare di un punto perfino gli Stati Uniti.

«È una conquista per l’Italia e un riconoscimento importante per il lavoro delle più di 30 associazioni della società civile riunite nella campagna Foia4Italy, che ha imposto il tema nell’agenda politica e, nonostante non sia riuscita a far adottare il suo testo, ha contribuito in maniera fondamentale a migliorare il testo finale» dichiara Guido Romeo «ma resta molto da fare per misurare l’applicazione sul campo della legge visto che ricorrere contro un diniego rimane ancora troppo costoso come sottolineato da Access-Info Europe».

L’RTI Rating, infatti, misura la qualità delle leggi di accesso di all’informazione sulla carta. Sviluppato da Access Info Europe e dal Centre for Law and Democracy, l’indice utilizza una serie di indicatori per misurare il rispetto degli standard internazionali di trasparenza. È, dunque, da notare come dietro la rimonta italiana vi siano soprattutto i punteggi sui principi e sul riconoscimento del diritto di accesso mentre la seconda metà degli indicatori rimanga ancora sotto la sufficienza.

Access Info Europe, in particolare, boccia i rimedi extragiudiziali ritenendo insufficiente il ricorso interno e ai difensori civici (quest’ultimo valido solo in caso di diniego da parte di un ente locale). “Il FOIA italiano costringe i richiedenti a passare attraverso i lenti procedimenti della giustizia amministrativa in caso di non pubblicazione di documenti, rendendo così difficile per i cittadini controllare l’operato dei funzionari pubblici e impossibile partecipare ai processi decisionali” ha dichiarato Helen Darbishire, Direttore Esecutivo di Access Info Europe.

Da migliorare anche la promozione del diritto sia all’interno delle pubbliche amministrazioni che tra i cittadini e l’imposizione di sanzioni alle pubbliche amministrazioni inadempienti.

La scalata in classifica testimonia, dunque, un impegno alla trasparenza che va ora rispettato con un’applicazione della normativa che sostenga davvero il principio di apertura: un indicatore dell’effettiva possibilità di ottenere maggiore trasparenza saranno le Linee guida ANAC sulle eccezioni che dovrebbero essere pubblicate a fine mese.

Leggi anche:
Italia più trasparente dopo approvazione del Foia. “Il rischio è avere buone leggi non applicate”il Fatto Quotidiano
One step forward, two steps back: New Italian FOIA fails to improve adequate appeals mechanismAccess Info Europe

L'articolo Foia: l’Italia guadagna 43 posizioni nella classifica mondiale sull’accesso proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Audizioni pubbliche: solo 2 sindaci mantengono le promesse fatte a #SaiChiVoti

Inviato il da Martina Basile

rejected

di Martina Basile

I neo sindaci di Novara e Savona passano a pieni voti l’esame della trasparenza. Bocciati invece i primi cittadini di altri 10 comuni, che non hanno mantenuto gli impegni presi aderendo a “Sai Chi Voti”, la campagna per la trasparenza elettorale di cui Diritto di Sapere è promotorice insieme a diverse organizzazioni tra le quali Riparte il Futuro, Action Aid, Transparency International e Carte in regola.

Oggi, infatti, scadono i 100 giorni a disposizione dei sindaci per cambiare il metodo di nomina dei vertici delle imprese municipalizzate introducendo il meccanismo delle audizioni pubbliche.

Dei 12 sindaci che hanno dichiarato la loro adesione a tutti e quattro i punti della campagna, solo 2 (Novara e Savona) hanno mantenuto l’impegno di introdurre una norma che preveda audizioni pubbliche nelle aziende municipalizzate.

Male i sindaci di Torino (Chiara Appendino), Bologna (Virginio Merola) e Roma (Virginia Raggi) che nonostante il loro impegno pre-elettorale, una volta insediatisi hanno proceduto a nomine di stampo tradizionale.

Molto male il sindaco di Gallarate (Andrea Cassani) che, interrogato sull’andamento dei lavori, ha risposto che “le audizioni pubbliche non sono la nostra priorità” mentre il sindaco di Varese Galimberti ha preferito il silenzio.

Le rimanenti realtà municipali (Latina, Varese, Gallarate, Brindisi, Vittoria, Trieste e Caserta) hanno dichiarato di stare ancora lavorando a dei regolamenti sulle nomine (violando quindi il termine dei 100 giorni previsti da Sai Chi Voti) o, addirittura, ne hanno varati di alcuni che non comprendono il punto fondamentale delle audizioni pubbliche.

Lo scenario che ne consegue, quindi, sembra far intuire che in Italia la trasparenza è ancora solo uno strumento di propaganda elettorale e non un punto concreto delle agende politiche dei sindaci. Come ha detto Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia, “L’esito della campagna #saichivoti, con solo 2 sindaci su 12 in grado di mantenere l’impegno preso in campagna elettorale, ci ricorda una cosa importante: la trasparenza non va difesa solo dagli attacchi di corrotti e corruttori, ma anche, e soprattutto, da chi ne fa un vessillo propagandistico per accaparrare voti in più”.

L'articolo Audizioni pubbliche: solo 2 sindaci mantengono le promesse fatte a #SaiChiVoti proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Negli Usa il Foia è wiki

Inviato il da Martina Basile

foia-wiki

 

di Martina Basile

Si chiama FOIA wiki la prima piattaforma americana wiki su tutto quello che riguarda il Freedom of Information Act, la legge sull’accesso recentemente riformata da Obama.

È del 3 ottobre l’annuncio da parte della Reporters Committee For Freedom Of The Press sulla nascita della versione beta – quindi ancora in fase di test – della prima piattaforma FOIA wiki.

In occasione del 50esimo anniversario del Freedom Of Information Act, la commissione ha deciso di lanciare questo nuovo progetto utilizzando per la prima volta un formato “wiki” per incoraggiare la condivisione di idee tra persone e organizzazioni differenti.

Il progetto, che si divide in una parte legale e una d’informazione, include:

  • pagine su tutto ciò che riguarda il FOIA: eccezioni, commissioni, questioni amministrative ecc.
  • un forum in cui gli utenti possono fare domande sul FOIA e ricevere risposta, nonché discutere sulle ultime novità dalle imprese pubbliche o su particolari documenti pubblicati.
  • Informazioni importanti sulle pubbliche amministrazioni: contatti, regolamenti sull’accesso alle informazioni, e molto di più.
  • Il testo completo del FOIA con inclusi anche gli emendamenti approvati nel 2016.

FOIA wiki si ritaglia così un posto importantissimo nel mondo di chi si batte per far conoscere – e riconoscere – il diritto di accesso alle informazioni. Permetterà non solo a giornalisti e persone specializzate ma anche ai cittadini, di interessarsi maggiormente alla questione della trasparenza; potrebbe, inoltre, diventare uno strumento molto importante di pressione sulle pubbliche amministrazioni affinché finalmente mantengano le promesse di trasparenza.

La commissione si è inoltre appoggiata ad altre realtà (FOIA Project, Transactional Records Access Clearinghouse, MuckRock ecc.) garantendo così affidabilità e professionalità in tutti gli aspetti presi in considerazione.

Sarà interessante vedere come si svolgerà il periodo di rodaggio della piattaforma e se darà vita ad altre realtà simili al di fuori dei confini americani.

L'articolo Negli Usa il Foia è wiki proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti

Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono

Inviato il da Elisa Murgese

libro3-1

di Elisa Murgese

Quanto ha speso il sindaco in viaggi e cene? Che cosa c’è nell’aria di casa mia? Com’è gestita l’emergenza dei migranti? Sono dieci storie di informazioni negate quelle raccontate in “Silenzi di Stato”, libro dell’avvocato Ernesto Belisario e del giornalista Guido Romeo appena uscito per Chierelettere. Come precisa il sottotitolo, “Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono”. Perché Belisario e Romeo hanno scelto di raccontare dieci battaglie di cittadini e giornalisti che hanno cercato (spesso inutilmente, certamente con fatica) di entrare in possesso di documenti nelle mani di pubbliche amministrazioni: i titolo di studio degli insegnati inseriti in graduatoria, i costi del portale Italia.it o le informazioni sulla sicurezza degli edifici pubblici. Tante le domande che i cittadini vorrebbero porre alle pubbliche amministrazioni ma sempre uguale la risposta: una porta chiusa in faccia alla trasparenza.

Dieci episodi, che gli autori sperano essere il racconto di un’Italia del passato, visto che lo scorso maggio Diritto di Sapere e le associazioni di Foia4Italy hanno spinto il Governo a inserire nella riforma della pubblica amministrazione il primo Freedom of Information Act (Foia) italiano (vedi la timeline di due anni di campagna Foia4Italy), ovvero una norma che dovrebbe garantire a “chiunque” di fare richiesta di accesso agli atti, definendo l’accesso alle informazioni com un diritto di cittadinanza. Peccato che la partita non sia ancora vinta: le pubbliche amministrazioni italiane possono già allinearsi agli standard anglosassoni ed europei grazie all’approvazione del Decreto Trasparenza dello scorso maggio, ma si dovrà aspettare il 23 dicembre per leggere le linee guida dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac). Infatti, anche se il Freedom of Information Act italiano è stato adottato il 23 maggio scorso ed è entrato in vigore il 23 giugno, gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Anac dovrà pubblicare le linee guida.

Un passaggio molto delicato, quello delle linee guida Anac, perché definirà in maniera precisa le eccezioni, ovvero i casi in cui la pubblica amministrazione potrà negare diritto di accesso dei cittadini, ad esempio per evitare “un pregiudizio concreto alla tutela” di “ordine pubblico”, “sicurezza nazionale”, “relazioni internazionali” o “stabilità finanziaria ed economica dello Stato” (come si legge nell’aggiornamento del 16 maggio 2016 del decreto legislativo 33/2013).

“Malgrado tante promesse di trasparenza, spesso per i cittadini ottenere una risposta è impossibile” racconta Massimo Cerofolini nella trasmissione radiofonica Eta Beta su Radio Rai1 dedicata a “Silenzi di Stato”. L’augurio, quindi, è “che il nostro Foia non rimanga carta e basta”, scrive Luigi Franco su ilfattoquotidiano.it, perché “la trasparenza non può essere concessa a capriccio, un po’ sì e un po’ no, in dosi omeopatiche”, continua Gian Antonio Stella, curatore della prefazione di “Silenzi di Stato”. “Un libro la cui lettura vi dà moltissime elementi per capirne di più sull’accesso ai dati – racconta Oscar Giannino dai microfoni di Radio24 – per capire come funziona negli altri Paesi e per avere tanti esempi concreti di come veniamo limitati nell’esercizio dei nostri diritti dall’ignoranza di Stato, il muro contro cui sbattiamo la testa”.

L'articolo Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono proviene da Diritto di Sapere.

0 commenti